di Pietro Floridia e Angelica Zanardi
con Angelica Zanardi
scene Nicola Bruschi
suono Alessandro Saviozzi
costumi Loredana Vitale
aiuto regia Giulia Franzaresi
regia Pietro Floridia
Lo spettacolo è realizzato con il contributo di Comune di Bologna - Settore Cultura e Rapporti con l'Università e Provincia di Bologna - Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunità.
Una donna alla porta si affaccia dentro una casa. Si affaccia, quasi spiando dentro al proprio passato, nel tentativo, doloroso, di capire come è andata, di rimettere insieme i frantumi della propria vita e facendo questo ricostruire un’identità andata in pezzi, un senso, una percezione di sé che le permetta di andare avanti. Al centro dei suoi ricordi l’uomo della sua vita con cui ha condiviso un sogno d’amore, con cui ha avuto due figli, ma che a poco a poco da marito amorevole si è trasformato in carnefice, in una spirale di violenza psicologica e fisica che ha rischiato di annullare la donna, di trasformarla in un nulla.
Angela, questo il nome della donna, ha dei buchi nel cuore che le fanno un male da morire e non smettono mai di farle male. Ha dei ricordi che le fanno venire da piangere. Ha commesso degli sbagli che a pensarci le viene un colpo, come una pugnalata.
Per quindici anni lui l’ha picchiata, violentata, presa a pugni, a calci a spintoni, distruggendo il suo corpo e la sua anima. È andata avanti per una eternità, un sacco di giorni tutti uguali, giorno e notte non finiva mai, era un mondo senza fine
I dottori non la guardavano mai in faccia. La gente si voltava dall’altra parte. Era la donna che non c’era. La donna che non aveva niente che non andava. La donna che continuava a cadere e a sbattere nelle porte.
BUCHI NEL CUORE nasce da un percorso di ricerca sulla violenza alle donne, una delle forme di violazione dei diritti umani più diffusa e occulta nel mondo, che riguarda donne di tutti gli strati sociali, esiste in tutti i paesi, attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito e tutte le fasce di età.
Il testo è costruito sulla base di letture, incontri e interviste con donne che hanno subito violenza da parte del partner.
La parola chiave che ha guidato il nostro tentativo di raccontare questo fenomeno è stata “invisibilità”, declinata in tanti modi diversi: invisibilità del fenomeno che non viene percepito nella sua reale diffusione; invisibilità degli atti violenti dell’uomo sulla donna, perché spesso avvengono dentro casa, a porte chiuse, mai in pubblico; invisibilità delle ferite sul corpo della donna, perché di solito le donne vengono picchiate in zone del corpo coperte dai vestiti in modo che dal di fuori sembri tutto normale; invisibilità della vittima che, vergognandosi di quello che subisce, raramente denuncia l’accaduto; infine invisibilità della persona che, in ragione di un martellante lavaggio del cervello, di un costante svilimento di sé, finisce per accettare il punto di vista del carnefice che la considera nulla, arriva a negare completamente la propria identità e spesso a scomparire come essere umano.
Per cercare di rendere questa “invisibilità”, dal punto di vista registico, abbiamo messo in campo un ampio uso del video e del suono, nonché una scenografia che costringerà lo spettatore a spiare attraverso specchi cosa avviene oltre la porta, dentro la casa in cui si consuma il massacro.
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