di e con Celeste Brancato
contributi al testo: Marco Melloni
collaborazione alla regia Alessandra De Pascalis
scene costumi e disegno luci Viviana Panfili
prodotto da Patrizio Giulioli e Alessandro Riccardi per "Insolito e Teatrale
Roma: domenica mattina 16 luglio, 50 gradi all’ombra, 78 al sole.
Una donna, sola, se ne va in giro per le roventi strade di periferia alla ricerca della sua macchina, la sua amata Panda ostaggio della polizia municipale per un imprevisto e ingiusto divieto di sosta.
Tra il bitume incandescente e gli improbabili mezzi pubblici, inizia il viaggio di questa bizzarra Alice nel Paese delle Meraviglie, che tra un capolinea e un trenino guarda con ironia, ma senza alcun distacco, i meccanismi proliferati in Italia negli ultimi vent’anni, alla ricerca di una risposta all’unica domanda che per lei conti davvero: siamo davvero liberi di scegliere?
Una fantozziana Via Crucis, con tanto di stazioni, per incontrare di volta in volta il meccanico ladro e tuttavia saggio; l’amica ricca, figlia dell’imprenditore delle scarpe, che ha sposato il dottore ricco pure lui; la collega della palestra che ha rifatto il seno truffando la Asl; e ancora il comandante della polizia municipale vittima e carnefice di una Legge che consente ciò che più che le aggrada; e la signora padovana, razzista per un eccesso di bontà.
C’è nell’aria la vaga sensazione di subire qualcosa, forse un’ingiustizia, forse l’ignoranza, ma più probabilmente una presunta onnipotenza.
Si può tentare qualcosa? Anche solo sottovoce, per avvisare gli altri, il vicino, l’amico, il passante, avvisare, come nonni anzitempo, dell’informe pericolo che annusiamo?
Una persona normale cerca di vivere una vita normale fingendo di essere in un paese normale: è Alice nel Paese dei Compromessi, della Corruzione Capillare, della Collusione a tutti i costi.
Nessuno le ha dato una mappa, una bussola, un’indicazione. Ma in fin dei conti: esiste un traguardo? E soprattutto: i Padri Fondatori, non hanno pensato a un’uscita di sicurezza?
Tranquilli, si ride, anche parecchio, sospesi come siamo tra “una risata vi seppellirà” e il liberatorio, disincantato “rido pe’nun piagne”.
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